Pubblicato il Aprile 11, 2024

L’idea che l’intelligenza artificiale sostituirà il radiologo è il più grande malinteso sulla medicina del futuro: in realtà, sta creando un “radiologo aumentato”.

  • L’AI permette di eseguire esami come la TAC con molte meno radiazioni, aumentando la sicurezza del paziente.
  • In contesti critici come il Pronto Soccorso, l’AI funge da “triage intelligente” per dare priorità ai casi più urgenti.
  • Tecnologie come la radiomica agiscono da “biopsia virtuale”, analizzando i tumori senza bisogno di procedure invasive.

Raccomandazione: Informarsi se il proprio centro diagnostico utilizza supporti AI non è un segno di sfiducia, ma un passo attivo verso una diagnosi più completa e sicura.

La domanda che sento più spesso dai pazienti è carica di un’ansia comprensibile: “Dottore, ma con questa intelligenza artificiale, sarà una macchina a leggere la mia TAC? E se non vedesse una sfumatura, un dettaglio che solo un occhio umano può cogliere?”. Questa preoccupazione è legittima e nasce da una narrazione diffusa che vede la tecnologia in competizione con l’uomo. Si parla di algoritmi, deep learning, reti neurali, e il timore è quello di essere ridotti a un insieme di dati processati da un computer freddo e impersonale.

Ma se la prospettiva fosse completamente sbagliata? Se l’intelligenza artificiale non fosse un secondo pilota in competizione per il comando, ma il più sofisticato copilota mai messo a disposizione di un radiologo? Il suo ruolo non è quello di sostituire l’esperienza, l’intuito e la capacità di sintesi clinica del medico, ma di potenziarli. L’AI diventa un “super-sensore”, un paio di occhiali ad altissima tecnologia che permette al professionista di vedere dettagli prima invisibili, di analizzare una mole di dati impossibile da processare per una mente umana e, soprattutto, di liberare il suo tempo per dedicarlo a ciò che nessuna macchina potrà mai fare: contestualizzare il quadro clinico, dialogare con il paziente e prendere la decisione finale più appropriata per la sua salute.

Questo non è il futuro; è già il presente in molti centri di eccellenza. L’errore non è temere la tecnologia, ma non capire il suo vero ruolo: quello di un alleato formidabile per una medicina più sicura, precisa e umana. È la sinergia tra l’intelligenza artificiale e l’intelligenza umana a rappresentare la vera rivoluzione.

In questo articolo, esploreremo insieme, con esempi concreti e tangibili, come questa collaborazione tra uomo e macchina stia già trasformando la diagnostica per immagini, rendendola più efficace e sicura per ogni paziente. Analizzeremo le applicazioni pratiche che stanno cambiando il volto della radiologia moderna.

TAC a bassa dose ricostruita con AI: come avere immagini nitide con metà delle radiazioni

Uno dei principi fondamentali in radiologia è “ALARA” (As Low As Reasonably Achievable), ovvero utilizzare la minor dose di radiazioni possibile per ottenere un’immagine diagnostica. Per anni, questo ha significato un compromesso: meno radiazioni spesso equivaleva a immagini più “rumorose” e meno definite. Oggi, l’intelligenza artificiale ha spezzato questo paradigma. Gli algoritmi di deep learning sono in grado di prendere un’immagine acquisita con una dose di radiazioni molto bassa e, letteralmente, “ripulirla” dal rumore digitale, ricostruendo un’immagine nitida e dettagliata come se fosse stata ottenuta con una dose doppia o tripla.

Questo processo, chiamato ricostruzione iterativa basata su AI, non inventa informazioni, ma riconosce i pattern caratteristici del “rumore” e li rimuove, esaltando le strutture anatomiche reali. Per il paziente, il beneficio è enorme: la possibilità di sottoporsi a controlli TAC frequenti, specialmente in ambito oncologico o per patologie croniche, con un’esposizione radiologica drasticamente ridotta. Un esempio lampante viene dal Policlinico Gemelli di Roma, che utilizzando la prima TAC con intelligenza artificiale in Italia ha registrato una riduzione fino all’82% della dose di radiazioni per alcuni esami. Il radiologo, il copilota umano, ha quindi a disposizione un’immagine di altissima qualità su cui lavorare, con la consapevolezza di aver protetto al massimo la salute del paziente.

In questo modo, la collaborazione tra uomo e macchina raggiunge un obiettivo primario: massima sicurezza senza alcun compromesso sulla precisione diagnostica. È un passo avanti fondamentale, soprattutto per i pazienti più fragili e per i bambini.

RX Torace letta dall’AI in 2 secondi: come riduce l’attesa al Pronto Soccorso?

Immaginiamo la scena tipica di un Pronto Soccorso affollato. Decine di pazienti attendono, e tra questi molti necessitano di una radiografia del torace per escludere o confermare patologie urgenti come polmoniti, pneumotorace o problemi cardiaci. Tradizionalmente, ogni radiografia viene messa in una coda di refertazione per il radiologo di turno, che le analizza in ordine di arrivo o secondo priorità cliniche a volte difficili da stabilire a priori. Qui interviene l’AI non come sostituto, ma come un efficientissimo sistema di triage intelligente.

Un algoritmo specializzato analizza ogni radiografia in pochi secondi, non per formulare una diagnosi definitiva, ma per individuare quadri potenzialmente critici. Se l’AI rileva un’anomalia sospetta, come un nodulo polmonare evidente o un versamento pleurico, “segnala” l’esame e lo posiziona in cima alla lista di lavoro del radiologo. In questo modo, i casi che richiedono un intervento immediato vengono valutati per primi, riducendo drasticamente i tempi di attesa per le diagnosi più urgenti. Uno studio coreano ha dimostrato che l’AI può accelerare i tempi di lettura preliminare, fornendo un primo screening quasi istantaneo.

Sistema di triage intelligente con AI per radiografie toraciche al pronto soccorso

Questo sistema non toglie potere al medico; al contrario, lo aiuta a gestire il flusso di lavoro in modo più efficace e sicuro. L’esame di un paziente con una semplice infiammazione non verrà ritardato, ma quello di un paziente con una condizione grave verrà anticipato. È l’applicazione perfetta del concetto di collaborazione uomo-macchina per ottimizzare le risorse e migliorare l’esito per i pazienti nelle situazioni più critiche. Il giudizio finale, la sintesi con i dati clinici e la decisione terapeutica restano saldamente nelle mani del team medico umano.

Screening tumore polmone con AI: trova noduli che l’occhio umano non vede?

Nello screening del tumore polmonare tramite TAC a bassa dose, il compito del radiologo è quello di individuare noduli, anche di piccolissime dimensioni (millimetrici), che potrebbero essere un segno precoce di neoplasia. È un lavoro meticoloso che richiede altissima concentrazione, poiché un piccolo nodulo può essere facilmente confuso con una struttura vascolare o un artefatto. L’occhio umano, per quanto esperto, può avere dei limiti percettivi o essere soggetto a stanchezza. È qui che l’AI agisce come un “secondo lettore” instancabile e con una vista potenziata.

Gli algoritmi di Computer-Aided Detection (CAD) basati su AI sono addestrati su milioni di immagini e hanno imparato a riconoscere le caratteristiche morfologiche e di densità tipiche di un nodulo polmonare, anche quelle più sfumate. Quando il radiologo analizza la TAC, il sistema AI evidenzia automaticamente le aree sospette, funzionando come un “evidenziatore intelligente”. Questo non significa che ogni area segnalata sia un tumore; anzi, molti sono falsi positivi. Ma il suo ruolo è quello di dire: “Dottore, guarda con più attenzione qui”. Questo riduce drasticamente il rischio che un piccolo nodulo possa sfuggire all’analisi, specialmente in esami con centinaia di immagini da scorrere.

La vera forza sta nel permettere al radiologo di concentrare la sua competenza non tanto nella ricerca, quanto nell’interpretazione. Di fronte a un’area segnalata, l’esperienza umana è insostituibile per decidere se si tratta di un reperto benigno, di una cicatrice o di qualcosa che merita un approfondimento. Con oltre 200 prodotti di AI per la radiologia già approvati dalla FDA, questa tecnologia è una realtà consolidata che aumenta la sensibilità diagnostica e la sicurezza per il paziente. L’AI non vede “meglio” in senso assoluto, ma vede “diversamente”, e questa diversità, unita all’esperienza umana, crea una diagnosi più robusta.

Radiomica: come l’AI analizza la “trama” del tumore per dire se è maligno senza tagliare

Se finora abbiamo visto l’AI come uno strumento che migliora la percezione, con la radiomica entriamo in un territorio dove l’intelligenza artificiale ci permette di vedere ciò che è letteralmente invisibile all’occhio umano. La radiomica è stata definita la “biopsia virtuale”: è una disciplina che, attraverso complessi algoritmi, estrae dalle immagini radiologiche (come TAC o Risonanza Magnetica) centinaia di caratteristiche quantitative che descrivono la “trama” o la “texture” di un tessuto, in particolare di un tumore.

L’occhio di un radiologo esperto può distinguere un tumore con bordi netti da uno con bordi irregolari e infiltranti, associando spesso questa caratteristica a una maggiore o minore aggressività. La radiomica fa questo, ma su una scala esponenzialmente più grande.

Visualizzazione dell'analisi radiomica della texture tumorale

Come spiegano gli esperti del CNR, la radiomica va oltre la semplice forma.

La radiomica valuta caratteristiche quali la distribuzione dei toni di intensità, l’arrangiamento spaziale dei pixel (texture), la forma – spesso associata alla gravità della malattia, si pensi alla differenza fra un tumore con bordi netti rispetto ad uno con bordi stellati ed infiltranti nel tessuto circostante.

– Andrea Barucci e Nicola Zoppetti, CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche

Correlando questi dati “radiomici” con le informazioni genetiche e istologiche dei tumori, l’AI può predire con alta accuratezza se una lesione è benigna o maligna, il suo grado di aggressività e persino la sua probabile risposta a una specifica terapia, il tutto senza toccare il paziente. Uno studio sui condrosarcomi ossei, ad esempio, ha dimostrato che la radiomica può distinguere le forme ad alto grado da quelle a basso grado con un’accuratezza diagnostica dell’85%, un’informazione cruciale per pianificare l’intervento chirurgico. Questa è l’essenza del radiologo “aumentato”: non solo un medico che vede un’immagine, ma un clinico che, grazie all’AI, può “interrogare” quell’immagine per ottenere risposte biologiche.

Quali ospedali usano già l’AI in radiologia e come trovarli?

Sapere che queste tecnologie esistono è importante, ma per un paziente la domanda successiva è: “Come posso accedere a queste innovazioni?”. Non esiste un elenco unico e ufficiale di tutti gli ospedali che utilizzano l’intelligenza artificiale in radiologia, poiché l’adozione è in continua evoluzione. Tuttavia, ci sono strategie che un paziente attento può adottare per identificare le strutture all’avanguardia.

In primo luogo, gli IRCCS (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) sono per loro natura votati alla ricerca e all’innovazione, ed è molto probabile che utilizzino o stiano sperimentando queste tecnologie. In secondo luogo, visitare i siti web degli ospedali e delle cliniche è un buon punto di partenza: le sezioni “Tecnologie”, “News” o “Dipartimento di Diagnostica per Immagini” spesso mettono in evidenza l’acquisizione di nuovi macchinari (es. TAC spettrali, Risonanze 3 Tesla) e software avanzati. Cercare termini come “radiomica”, “intelligenza artificiale” o “diagnostica di precisione” può dare ottimi risultati.

Tuttavia, il modo più diretto per un paziente è diventare un interlocutore attivo. Durante la prenotazione di un esame o durante il colloquio con il medico, è un proprio diritto chiedere informazioni specifiche. Essere un paziente informato non significa sfidare il medico, ma collaborare con lui per il miglior percorso di cura possibile. Avere a portata di mano le domande giuste può fare la differenza.

Checklist: domande da fare al centro diagnostico sull’uso dell’AI

  1. Punti di contatto: Al momento della prenotazione, chiedere direttamente all’operatore o al medico se per l’esame specifico vengono usati supporti di intelligenza artificiale.
  2. Processo di validazione: Chiedere conferma che ogni referto, anche se pre-analizzato da un’AI, venga sempre e comunque validato e firmato da un medico radiologo.
  3. Valore aggiunto specifico: Domandare quale sia il beneficio concreto dell’AI nel proprio caso (es. riduzione della dose di radiazioni, maggiore accuratezza nella ricerca di noduli, etc.).
  4. Sicurezza e certificazioni: Verificare se i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati dispongono delle necessarie certificazioni di sicurezza, come il marchio CE per l’Europa o l’approvazione FDA per gli Stati Uniti.
  5. Integrazione nel percorso: Chiedere come l’analisi AI viene integrata nel referto finale e discussa all’interno del team multidisciplinare.

AI per la retinopatia diabetica: perché lo screening automatico è più accessibile?

L’intelligenza artificiale sta dimostrando il suo valore non solo nel migliorare la precisione, ma anche nell’aumentare l’accessibilità alle cure, specialmente negli screening di massa. Un esempio perfetto è la retinopatia diabetica, una delle principali cause di cecità che richiede un monitoraggio costante del fondo oculare nei pazienti diabetici. Questo crea un enorme carico di lavoro per gli oftalmologi, con lunghe liste d’attesa.

Qui, l’AI interviene con un modello di “triage intelligente” su larga scala. Vengono sviluppati algoritmi capaci di analizzare le immagini del fondo oculare e distinguere con altissima affidabilità i casi chiaramente sani da quelli che presentano segni di retinopatia. Sistemi come questi possono filtrare automaticamente la stragrande maggioranza degli esami normali, permettendo agli specialisti di concentrare il loro tempo prezioso solo sui casi patologici o dubbi. Secondo alcune analisi, l’algoritmo AI permette di escludere circa l’80% dei casi normali, che non necessitano di un’immediata valutazione specialistica.

Questo approccio ha due enormi vantaggi. Primo, velocizza l’accesso alla diagnosi per chi ne ha davvero bisogno, identificando precocemente i pazienti a rischio. Secondo, rende lo screening più sostenibile e capillare, poiché può essere eseguito anche in centri non specialistici o tramite telemedicina, con le immagini inviate a un sistema centrale di analisi AI. La maturità di questa tecnologia è tale che esistono già sistemi, come la suite ChestLink di Oxipit per le radiografie del torace, che hanno ottenuto la certificazione CE come dispositivi medici autonomi per l’analisi di immagini radiologiche in tutta l’Unione Europea. Questo dimostra che il copilota AI è pronto non solo ad assistere, ma anche a gestire in autonomia compiti di screening ben definiti, sempre sotto la supervisione finale del sistema sanitario.

Mammografia a 45 o 50 anni: perché le regioni hanno regole diverse e cosa fare nel “buco” temporale?

In Italia, lo screening mammografico organizzato dal Servizio Sanitario Nazionale ha storicamente offerto una mammografia gratuita ogni due anni alle donne tra i 50 e i 69 anni. Tuttavia, le evidenze scientifiche suggeriscono di estendere questa fascia, includendo le donne dai 45 anni. Molte Regioni si stanno adeguando, ma spesso con difficoltà, creando una situazione a macchia di leopardo e un “buco temporale” in cui le donne tra i 45 e i 49 anni si trovano in un limbo. Uno dei principali ostacoli a questa estensione è la carenza di medici radiologi disponibili per garantire la “doppia lettura”, ovvero la valutazione di ogni mammografia da parte di due specialisti diversi per massimizzare l’accuratezza.

L’intelligenza artificiale si propone come la soluzione chiave per superare questo ostacolo. Come sottolineato dal GISMA (Gruppo Italiano Screening Mammografico), l’AI può agire come secondo o addirittura terzo lettore. Grazie alla sua capacità di analizzare le immagini e segnalare aree sospette, un modello con AI può permettere a un singolo radiologo di raggiungere un’accuratezza diagnostica pari o superiore a quella della doppia lettura tradizionale, liberando risorse umane. Questo renderebbe finalmente sostenibile l’estensione dello screening a una fascia più ampia della popolazione.

Il dibattito su come integrare al meglio l’AI è aperto, con diversi modelli possibili. Il seguente quadro, basato sulle nuove linee guida, illustra gli approcci.

Approcci allo screening mammografico con e senza AI
Metodo Fascia d’età Risorse necessarie Vantaggi
Doppia lettura tradizionale 50-69 anni 2 radiologi per esame Standard consolidato
AI + lettura singola 45-74 anni 1 radiologo + AI Estensione screening, riduzione carico lavoro
AI come terzo lettore 45-74 anni 2 radiologi + AI Maggior sensibilità diagnostica

Come mostra questa analisi comparativa basata sulle recenti discussioni, l’AI non è una minaccia, ma un’opportunità unica per rendere la prevenzione un diritto più equo e accessibile per tutte le donne, risolvendo un problema concreto e attuale del nostro sistema sanitario.

Da ricordare

  • L’intelligenza artificiale non sostituisce il radiologo, ma agisce come un “copilota” che ne aumenta le capacità percettive e analitiche.
  • I benefici per i pazienti sono concreti e già disponibili: meno radiazioni negli esami TAC, diagnosi più rapide in urgenza e maggiore precisione negli screening oncologici.
  • Il paziente ha un ruolo attivo: informarsi e porre domande specifiche al proprio centro diagnostico è un diritto che porta a un percorso di cura più sicuro.

Dove trovare la classifica degli ospedali italiani per numero di interventi eseguiti?

Quando un paziente deve scegliere una struttura per un intervento chirurgico o una terapia complessa, uno degli indicatori più utilizzati è il volume di attività. Il Programma Nazionale Esiti (PNE), gestito da AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), è lo strumento pubblico di riferimento che permette di confrontare gli ospedali italiani in base al numero di interventi eseguiti per specifiche patologie. Un alto volume di casi è spesso correlato a una maggiore esperienza del team e a migliori esiti per i pazienti. Consultare il PNE è quindi un ottimo punto di partenza per una scelta informata.

Tuttavia, nell’era della medicina di precisione, il volume da solo non è più l’unico indicatore di eccellenza. La qualità di una struttura si misura anche dalla sua capacità di adottare innovazione tecnologica, come l’intelligenza artificiale. Un ospedale che investe in sistemi AI per la radiologia dimostra un impegno verso una diagnosi più accurata, più sicura e più efficiente. Questo non è un fattore secondario, ma un elemento centrale della qualità delle cure. L’adozione di queste tecnologie non è più vista con scetticismo dalla comunità medica, ma è attivamente promossa.

Una survey pubblicata sull’European Journal of Radiology, che ha analizzato la percezione dell’AI da parte di 232 radiologi della SIRM Lombardia, ha rivelato un atteggiamento ampiamente favorevole, soprattutto tra i più giovani e i più esperti. Questo significa che sono i medici stessi a riconoscere il valore del “copilota” digitale. Pertanto, nella scelta di una struttura, un paziente dovrebbe considerare entrambi i fattori: il volume di esperienza (PNE) e il grado di innovazione tecnologica. Un ospedale che eccelle in entrambi è probabilmente una struttura che offre le migliori garanzie per un percorso di cura all’avanguardia.

La prossima volta che dovrete scegliere una struttura sanitaria o prenotare un esame diagnostico, non abbiate timore di unire questi due livelli di analisi. Chiedete, informatevi e dialogate con i medici: la scelta della migliore cura possibile inizia da un paziente consapevole, che sa che la vera eccellenza oggi risiede nella perfetta collaborazione tra l’esperienza umana e l’intelligenza artificiale.

Scritto da Sofia Cattaneo, Ingegnere Biomedico e consulente senior in Digital Health. Specializzata in telemedicina, validazione di app mediche e tecnologie per l'assistenza remota.